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Traducibile: la Leggenda

Storia & Leggenda (testo)

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 I Cavalieri di Malta … tra Storia e Leggenda!

C’era una volta un Re e la Regina ….., e no, miei cari, questa sembra una favola e la storia dei Cavalieri ha ben poco a che fare appunto con le favole e molto invece con atti di eroismi, di spiritualità, di valori, di difesa degli ideali e di quanto più nobile può esprimere il “cuore” dell’uomo!

 

In effetti, specialmente negli ultimi duecento anni, tante “diverse informazioni” (per non dire “fesserie”) sono state propinate ad un pubblico non molto attento: molti testi, scritti “ad hoc”, hanno raccontato oltre gli eventi realmente accaduti, mentre molti documenti, lettere e testimonianze …. se non sono sta- te distrutte, saranno certamente ben celate nei meandri degli archivi…

Ma sappiamo perfettamente che la Storia è una cosa mentre la storia, (quella con la “s” minuscola, quella che conviene), la fanno gli uomini!

Quindi in queste pagine non pretendiamo nessuna validità di cronaca, ma andremo a trattare delle “altre nuove alternative storiche” rispetto alle pubblicazioni ufficiali che, oggi, valuteremo solo quali “ipotesi leggendarie”.

Prima di iniziare con queste “divagazioni storico-leggendarie”, una odiosa do- manda potrebbe ancora essere presente nella nostra mente: “perché la confusione dei nomi, delle discendenze, Cavalieri di Malta, di Rodi o di San Giovanni, etc.? Di questo cercheremo di rispondere nel corso del lavoro, ma riteniamo doveroso comunque ricordare la precisazione della Magistratura Italiana al riguardo del Tribunale Cardinalizio nella sentenza del 25 Giugno 1955, facendo una chiara distinzione fra il Sovrano Militare Ordine di Malta, detto SMOM, e l’U- nione Mondiali di Priorati Autonomi quando afferma che: "Evidentemente il Tribunale Cardinalizio ha inteso trattare soltanto della Nuo- va Istituzione Papale e non dell’antico Sovrano Ordine [di San Giovanni di Gerusalemme] rappresentato da tutti i Priorati, i quali, invece, dopo di ciò, decisero di procedere alla nomina del loro nuovo Gran Maestro, ed in data 6 Febbraio 1954, elessero a tale Dignità, il menzionato Principe Nicola de Ligny-Luxembourg di Lascaris Ventimiglia dell’antica Dinastia Ardennes-Lorena." Poi, l’ “Alliance” degli Ordini di San Giovanni (lo SMOM, il Baliaggio di Brandeburgo, l’Ordine dei Paesi Bassi, di Svezia ed il Venerabile Ordine di San Giovanni) viene costituita successivamente a detta sentenza, cioè nel 1961-1963. Inoltre a tutt’oggi si contano circa 180 organizzazioni, associazioni, ordini, priorati, balivati, commanderie, etc., riferentesi ai “Cavalieri di Malta” o per meglio dire di “San Giovanni di Gerusalemme” in tutto il mondo, per cui riteniamo assai riduttiva la diatriba tra i “buoni” ed i “cattivi” presenti in alcuni articoli giornalistici, enciclopedici, siti internet ed altro: pensiamo infatti che la materia potrebbe avere una soluzione migliore ed essere chiarita una volta per tutte in maniera definitiva!

 

 

The Alliance of Orders of St John - a federation of the official primarily Protestant Orders of St John in Europe - was formed in 1961, on the initiative of then Swiss Commander, Baron M R von Sturler. The Convention of the Alliance of Knightly Orders of the Hospital of St John of Jerusalem was signed in Nieder-Weisel on 13 June 1961 by representatives of the Orders of St John in Germany, Britain, the Netherlands and Sweden. Also affiliated to the Alliance are the Commanderies in Finland, France, Switzerland and Hungary, which are all linked with the Bailiwick of Brandenburg. Lo SMOM entrerebbe solo nel 1953.

 

FERDINANDO VON HOMPESCH:

FORSE IL PIU’ GRANDE TRADIMENTO NELLA STORIA DELLA CAVALLERIA ?

 

In questo nostro “racconto leggendario” riteniamo opportuno partire da quando il Gran Maestro Rohan creò la lingua Anglo – Bavarese per ammettere nell’or- dine alcuni cavalieri e chiese il consenso al Re Giorgio III°.

Questi inviò una vaga e fumosa promessa ed i suoi voti migliori al Gran Maestro Rohan, impegnandosi a riassegnare i beni confiscati a suo tempo (1560) delle Commende dell’Ordine, ovvero restituire beni dei Gesuiti di Baviera, al fine di assegnare “Dotazioni” alla nuova lingua. E’ per tale motivo che nel 1783, quando Dennis O’Sullivan volle entrare nell’Ordine, il Grande Maestro Rohan intervenne personalmente per farlo accettare, ma poi fu incorporato nella lingua di Francia. In quel preciso momento, infatti, quale Potenza Sovrana, l’ordine aveva un grosso problema: il diritto delle cosiddette “Cittadinanze”. In Pratica nel Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme erano presenti 8 lingue ufficiali quali le Lingue di: Provenza, Alvernia, Francia, Italia,

Aragona (Navarra), Inghilterra, Alemagna e Castiglia (Spagna e Portogallo). Otto Lingue come le Otto Beatitudini delle otto Punte della Croce Ottagona (Bizzantina) dei Cavalieri di San Giovanni. Simbolismi di Fede non casuali, che trae- vano la loro antichissima tradizione dalla Regola di fondazione e dai giuramenti pre- stati in seno all’Ordine. Il “Falso problema” consisteva nel fatto che la Regola dell’Ordine imponeva ad un Cavaliere prima di prestare il proprio Servizio all’Ordine con uno spirito puramente religioso, ben deciso a vivere e a morire per la Croce e poi, eventualmente, avrebbe potuto anche scegliere di servire il suo Re od il suo Stato di cittadinanza, perdendo però la sua prerogativa di Cavaliere di San Giovanni di Gerusalemme. In pratica cosa cambiava? Si poteva servire anche il proprio Re o servire solo l’Ordine? Un Nobile o chiunque altro, dove- va essere fedele al suo Stato, al suo Re, ma quando entrava nel Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, abbandonava “Ipso Facto” il suo precedente Status di cittadino di un determinato Stato, giurava di porre se stesso esclusivamente al servizio dell’Ordine, Stato Sovrano, e ciò sino alla morte. Non poteva essere soggetto alle Leggi ed al giudizio del suo Stato di provenienza, ma solo ed esclusivamente da- gli Organismi dell’Ordine. Invece, nel XVIII° secolo, l’ideale religioso dell’Ordine si era considerevolmente affievolito, per cui vi era contrasto circa il fatto se un Cavaliere di Malta dovesse servire il suo Sovrano e l’Ordine restando leale a entrambi. Inoltre a Malta in quei tempi, in uno spazio molto esiguo e su delle navi dove l’ammassamento era ancora peggiore, convivevano dai 700 ai 1.000 Cavalieri di sette od otto nazioni differenti. I diversi servizi dell’Ordine e in particolare lo Stato Maggiore delle navi, erano internazionali e funzionavano senza contrasti. Ma quale lingua era la più diffu- sa a Malta? Certamente non il maltese, che nessuno, salvo forse il Gran Maestro Ro- han, sapeva, nè il latino, poiché i Cavalieri non erano degli eruditi. La maggior parte dei Cavalieri, conoscevano il francese e l’italiano, in quanto i Francesi e gli Italiani formavano il Corpo di Elite dell’Ordine, sia per numero che per i Di- gnitari di comando. In ogni paese esisteva comunque un certo numero di grandi personaggi: nel corso del XVIII° secolo, alcuni membri dell’Ordine facevano parte di questa elite come il sensale di Froulay, Sagramoso, Saint-Simon, il Gran Maestro Rohan, il commendatore Dolomieu, e altri ancora.

In quel preciso “Contesto Storico” accadde però un fatto nuovo e decisamente ina- spettato che veniva a determinare, in seno al Sovrano Ordine di San Giovanni di Ge- rusalemme un nuovo orientamento: l’apertura all’Impero Russo! Morta la zarina Caterina II°, Il 68° Gran Maestro dell’Ordine, Emmanuel di Rohan si prodiga con grande tenacia e si sforza di costituire un Grande Priorato di Russia che ingloba i do- mini della Polonia ( 7 commende), in pieno accordo con il nuovo Zar, Paolo I°. Il Sensale Litta, nobile rappresentante di una grande famiglia milanese che ha soggiornato in Russia durante il regno di Caterina II°, viene mandato da Rohan allo Zar, che, nel 1789, viene ricevuto con grandissimo onore ed entusiasmo regolando al me- glio tutti i problemi riguardanti gli interessi dell’Ordine. Nello stesso tempo,

Paolo I°, inizia un avvicinamento diplomatico con la Santa Sede e chiede al Papa l’invio di un Nunzio Apo- stolico per risolvere importanti problemi. Roma, di buon grado, invia in Russia, nel gennaio del 1797, Mons. Lorenzo Litta, fratello del Balivo ed uno dei primi risultati di questo avvicinamento è la “Creazione di un Grande Priorato Cattolico di Russia.” Il Gran Maestro Emmanuel di Rohan può dirsi ampiamente soddi- sfatto dei risultati ottenuti per l’inizio, attraverso i Cava- lieri, del ripristino in terra Russa dei rapporti tra la Cristia- nità Cattolica e quella Ortodossa, divisa da secoli di diatri- be, diaspore, guerre, massacri e poco comprensibili in- comprensioni. Il motivo del “miracolo” appare semplice: i Cavalieri di Malta, Stato Sovrano Indipendente, equidi- stante da Roma e da San Pietroburgo, porta nel suo seno la “Fede Cristiana” accogliendo indifferentemente Cat- tolici ed Ortodossi, Coopti, Protestanti ed Anglicani in uno spirito di Fratellanza Universale che lega la Cristianità da quasi 900 anni in difesa dei Valori umani, per i poveri, per gli ultimi.

In quegli stessi anni intanto a Roma Allo scoppio della Rivoluzione francese, Pio VI vide la soppressione dell'antico rito gallicano e la confisca di tutti i possedimenti ec- clesiastici in Francia, e subì l'onta che il suo ritratto fosse bruciato dalla folla nel Palazzo Reale. Pio VI cercò di prendere provvedimenti ed il 10 mar- zo 1791 condannò con il breve Quod aliquantum la Costituzione civile del clero, approvata dall'Assemblea nazionale francese nel luglio del 1790. La situazione co- munque degenerò sia con i rivoluzionari, che i rappresentanti repubblicani francesi, tanto che, nel 1796 Napoleone invase l'Italia e tirò dritto contro lo Stato Pontificio, obbligando Papa Pio VI° all’armistizio di Bologna. Questo breve periodo di pace fu piuttosto costoso, infatti il Papa dovette cedere le città di Bologna, Ancona e Ferrara versando anche 21 milioni di scudi, consegnando altresì numerose opere d’arte. Suc- cessivamente, l'esercito pontificio fu sconfitto (10 febbraio 1797) e il 18 febbraio i francesi saccheggiavano il Santuario di Loreto. I l Pontefice fu perciò costretto a siglare il Trattato di Tolentino, anche questo costosissimo!

Il 27 dicembre 1797 la situazione precipitò quando, nel corso di un tumulto provocato da rivoluzionari italiani e francesi, fu ucciso il generale Léonard Duphot, dando il pretesto per l'occupazione di Roma. Il generale Berthier marciò sulla città che, occupatala, si impegnò al saccheggio, particolarmente dei tesori d’arte del Vaticano, secondo le consuetudini dell’e- sercito francese. Il 15 febbraio 1798, deposto il Pa- pa come principe temporale, che fu fatto prigionie- ro, Berthier proclamò la repubblica, e, il 20 febbraio fece scortare Pio VI° da uomini ar- mati dal Vaticano a Siena. Qui vi rimase tre mesi, poi fu trasferito “agli arresti domiciliari” al- la Certosa di Firenze (il Granducato era uno Stato neutrale), rimanendo segregato nel convento.

Abbiamo inserito questa parentesi sulla situazione dello Stato Pontificio, perché ci potrà far capire me- glio alcuni retroscena della perdita dell’isola di Mal- ta. Quindi la storia ci narra che il Papa, quasi ottan- taduenne, viene internato prima a Grenoble, poi, il 19 luglio 1979, nella fortezza di Valence, capo- luogo della Drôme, dove si spense in prigione il 29 agosto dello stesso anno, pronunciando questesue ultime parole: «Signore, perdonali». Unico Papa esiliato e morto in cattività nell'età moderna, il suo corpo rimase insepolto fino al 29 gennaio del 1800 quando fu tumulato nel cimitero locale di Valence, deposto in una bara riservate ai poveri, sulla quale fu scritto: «Cittadino Gianangelo Braschi - in arte Papa» : per chi non lo conoscesse, questo era il mitico Napoleone Bonaparte!. (La salma venne successivamente riportata a Roma il 24 dicembre 1801 ove ottenne le esequie uffi- ciali il 10 febbraio 1802, cerimonia presieduta dal successore, papa Pio VII).

Tornando invece al contesto internazionale, morto il Gran Maestro Emmanuel di Rohan, viene eletto come 69° Grande Maestro, Ferdiando Von Hompesch, ma l’Ordine non aveva più la sua grande flotta che aveva posseduto nei gloriosi secoli di Gerusalemme, Cipro e Rodi, ma poteva contare su 5 galere, un vascello, tre fregate e una decina di piccole unità. L’Inghilterra dal canto suo, dopo la perdita di Minorca nel 1782, non aveva mai abbandonato l’idea di fare di Malta una seconda Gibil- terra. Le guerre scaturite dalla Rivoluzione Francese, accrescevano l’importanza dell’isola e l’Ammiraglio Nelson ne andava reclamando insistentemente l’occupazione. A seguito del lavoro diplomatico fatto da Rohan, Ferdinando Von Hompesch, pone quindi lo Zar Pietro I° quale “Grande Protettore” dell’Ordine, anche se la Russia è un po’ de- centrata rispetto all’area delle operazioni, però lo Zar è l’uni- co che potrebbe intervenire contro i Francesi.

Napoleone Bonaparte aveva bisogno di un porto sicuro per supportare la campagna d’Egitto e tenere nel basso me- diterraneo la flotta, poiché al primo sbaglio gli avrebbero fat- to pagare tutte le sue malefatte! Del resto è anche riuscito a “sequestrare” il Papa e tutti i potenti sono ancora a guardarsi senza sapere cosa fare, o hanno paura. Nel frat- tempo gli storici preparano un ambiente offuscato per i Cava- lieri, narrano che questi si trovano lacerati tra il Giuramento da “Uomini d’Onore” pronti alla morte per l’Ordine, e la Convenienza Politica” per salvare la pelle contro Napoleone. Raccontano quindi che Ferdiand Von Hompesch, debole ed imbelle, non diede nessuna direttiva, ma la- sciò scegliere ad ogni Cavaliere secondo le proprie intenzioni. Il 6 giugno 1798, due vascelli della squadra di Bruey arrivarono a Marsaxlokk e chiesero di poter approvvi- gionare di acqua le navi. Il permesso venne accordato ma quasi contemporanea- mente apparve all’orizzonte la flotta intera dei francesi.

Sempre gli storici fanno vedere un Gran Maestro nella più totale indecisione e confu- sione, poi si racconta di estenuanti trattative tenute nell’ammiraglia di Na- poleone da Cavalieri francesi non molto “diplomatici”, quindi di una ipotetica “organizzazione della resistenza” sfumata per l’incapacità di chi era al co- mando, per concludere finalmente con la “favola” della “Regola dell’Ordine” che non consentiva di usare le armi contro altri Cristiani!

Ma quale era veramente la realtà dei fatti? Chi ha ragione: gli storici o il Gran Maestro Ferdinando Von Hompesch ed i Cavalieri di Malta? E’ si vero che tra i Cavalieri c’erano disac- cordi, alcuni francesi erano schierati pro Bona- parte, ma il grosso dei Dignitari e lo stesso Gran Maestro avevano le capacità per poter difendere l’isola da soli!

Infatti i compiti erano ben ripartiti, ognuno sa- peva cosa fare, era sufficiente solo che si im- partisse l’ordine. Inoltre non sarebbe mai stato accettato dai Cavalieri un Gran Maestro senza “né arte né parte”, cioè senza l’adeguata com- petenza e preparazione per comandare in ogni occasione. Ma allora cosa effettivamente accad- de? Perché fu ceduta l’isola senza sparare neanche un colpo? Perché tutti i Cavalieri furono costretti a lasciare l’isola? Poteva essere credibile la “storia” che voleva una aristocrazia maltese temere per i suoi beni, una la popolazione che non avrebbe voluto battersi, ovvero il clero che temeva il saccheggio delle chiese, quando proprio 3-4 mesi prima l’esercito francese aveva addirittura saccheggiato Roma ed il Vaticano?

Si narra che a Malta in quel momento i Cavalieri Francesi fossero 260, contro altri 362 delle altre lingue; quindi ci si mise pure la popolazione che, forse a causa di un eccesso di terrore (ovvero per alcune voci di tradimento), massacrò quattro cavalieri: Mantazel, Vallin, de Lorme e d’Andelare, l’amico di Dolomieu che si trovava, guarda caso, su una delle navi insieme ai dotti che Bonaparte aveva portato con sé.

Gli storici, a questo punto parlano di un Ferdinand Von Hompesch che, folle di paura e pieno di terrore per timore di perdere la propria vita, domanda una tregua e solo dopo due ore, capitola, avendo concordato con i francesi il suo personale sal- vacondotto, un pagamento in danaro ed una rendita vitalizia per se stesso.

Sempre secondo i numeri di questi “cronisti fuori dal tempo”, il Gran Maestro avrebbe “Tradito l’Ordine dei Cavalieri Giovanniti” per una rendita vitalizia annuale di 30.000 franchi francesi, stipulando la scarna e cosiddetta “Convenzione di Resa dell’Ordine” composta di otto articoli che prevedeva principalmente: la ces- sione alla Francia dell’Isola e dei Forti Maltesi; la Rinuncia ad ogni diritto di Sovranità e di proprietà anche sulle isole di Gozo e di Comino.

In cambio Napoleone Bonaparte, senza sparare un colpo di cannone, si procurava 1.400 cannoni, 30.000 fucili, due vascelli, due galere e quattro fregate armate di tutto punto, oltre a migliaia di munizionamenti, armi che gli serviranno per perpetrare le sue stragi nella campagna d’Egitto, e non solo.

Invece noi, diversamente a queste tesi di tradimenti e di congiure per interessi, vorremmo valutare una ipotesi, magari più leggendaria, ma che potrebbe addirittura porre la figura del Gran Maestro come colui che avrebbe tentato di “liberare”, con il sacrificio dell’isola di Malta, Papa Pio VI°, ovvero quanto meno ne avrebbe salvato la vita! In effetti c’erano stati dei precedenti, alcuni potenti del tempo (lo Zar Paolo I°), avrebbero ricevuto, solo mesi prima a questi fatti, una “missiva” di Sua Santità nella quale si chiedeva di “non intervenire militarmen- te” qualunque cosa fosse accaduto in Italia. Lo stesso Von Hompesch, avvisato per tempo sulle intenzioni di Napoleone Bona- parte, aveva rifiutato qualsiasi genere di aiuto da parte di tutti gli altri Stati Europei, affermando di essere pienamente in grado da solo di proteggere l’isola con le forze che disponeva, e che le stesse sarebbero state più utili a difesa dello Stato Pontificio. E quindi cosa accadde in definitiva?

 

La cosa più ignobile che Napoleone potesse escogitare: il ricatto!

Immaginate una simile scena: a Malta tutto è pronto per far fuoco contro i francesi, i cannoni hanno una gittata che non avrebbero fatto avvicinare nessuna nave, i Cava- lieri ambasciatori salgono a bordo dell’ammiraglia, certi di dare un ultimatum stile “o vi avvicinate alle nostre condizioni o spariamo”, e, dalla cabina di comando esce l’ometto piccolo piccolo con una mano sul petto che, con tanta calma ed im- passibile dice: “abbiamo il Papa, o ci date l’isola, che ci serve, o lo ghigliotti- niamo!Quindi, lasciando tutti di stucco, come era arrivato se ne va …….

A questo punto vengono stravolti tutti i piani, a Malta pensano: se le navi si avvicina- no, i cannoni da lunga gittata non servono e dalle navi possono rispondere al fuoco; se si spara da subito, l’ammiraglia è lontana e Napoleone, ritornando in Italia, po- trebbe mettere in atto la minaccia. In effetti, l’aver “imprigionato” Pio VI°, pone una marea di problematiche. In tale situazione al Gran Maestro ed ai diplo- matici potrebbe essere balenata una idea che, se l’Imperatore francese fosse stato veramente un uomo di parola e di onore, certamente sarebbe stata vincente: “se per esempio si “affittasse” l’isola (con un patto d’onore per salvare le appa- renze nei confronti degli inglesi), forse non sarebbe meglio?

Sappiamo bene da ciò che avvenne in seguito, cioè che TUTTI i patti, i trattati, le convenzioni stipulati con i Cavalieri (ovvero con quelli che rimasero dopo la morte dello zar Paolo I°) da quel momento e per molti decenni, vennero puntualmente di- sattesi dalle potenze europee, dimentiche che per secoli, gli stessi Cavalieri, avevano offerto la loro vita per la Cristianità e l’Europa, facendo loro stessi da “cuscinetto” contro le mire espansionistiche arabe.

Ritornando alla nostra “storia leggendaria”, Von Hompesch, pensò bene di recarsi in territorio “neutrale” e vicino, forse, a motivi di “contatto” con Napoleone, infatti giustificando anche la protezione dell’Imperatore d’Austria Francesco II°, con il gruppo dei suoi fedelissimi (sette Cavalieri e nove tra valletti e servitori, quegli stessi Cavalieri che avevano sottoscritto il trattato di resa tra Von Hompesch e Napoleone Bonaparte su di un vascello della flotta Francese una notte prima della resa di Malta), sbarcò a Trieste il 27 luglio 1798.

Questa verosimilissima tesi Storica, è anche giustificata da diversi fattori:

  1. la difesa di Malta era destinata sicuramente al successo;

  2. l'Ordine poteva disporre di una formidabile struttura difensiva, aveva anche due vascelli, quattro fregate e due galere pronte ad entrare in azione;

  3. nelle fortificazioni della terraferma erano allineate 1.400 bocche da fuoco, tra cannoni e mortai di vario calibro;

  4. la guarnigione contava infine 332 Cavalieri, 1.200 armigeri del reggimento Malta e una milizia locale di 12.800 uomini oltre ai battaglioni da sbarco delle unità na- vali, che contavano 300 fanti sulle galee e 400 sui vascelli;

  5. Napoleone Bonaparte non poteva permettersi un lungo assedio avendo la flotta dell’Ammiraglio Nelson alle spalle;

  6. tutti i beni dell’Ordine degli Ospitalieri in Francia erano già stati confiscati, e nu- merosi cavalieri erano stati uccisi nei massacri rivoluzionari, passati a fil di spada, fucilati o ghigliottinati: piuttosto si sarebbero fatti uccidere tutti combattendo;

  7. Bonaparte, pur avendo messo le mani sulle armi, sulle difese, sul tesoro e sui forti intatti, “sentenziò” che il tesoro era in realtà misero e i forti indifendibili, cioè diede l’impressione di dover “andar via il più presto”;

La maggior parte dei Giovanniti che lasciarono Malta (si dice circa 249 effettivi, oltre agli scudieri ed altri per un totale di oltre 400 Cavalieri), raggiunsero il loro Protetto- re a San Pietroburgo, dove, il 27 ottobre 1798, con l’accordo degli altri Gran Priorati europei, la Benedizione del Papa, fu eletto l’ultimo Gran Maestro del Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme nella persona dello Zar Paolo I° che nominò il Balivo, Conte Litta, suo Tenente-Generale.

Ben presto Napoleone ed i suoi “dimenticarono gli accordi”, i francesi in quei tempi dovevano essere molto smemorati, infatti puntualmente depredarono l’isola, ucciden- do quanti si opponevano alle loro barbarie.

Ma che fine aveva fatto Von Hompesch?

Nel frattempo, questi, attendeva a Trieste che Napoleone, completata la Campagna d’Egitto, facesse quanto aveva promesso. E perché giusto a Trieste? Sarebbe potuto andare ovunque, anche in Francia per “riscuotere” i 30.000 franchi; allora, pensandoci bene, ma la famiglia Bonaparte non ha da sempre avuto grandi legami con quei luoghi? Ma non ci sono forse nobili, di origine d’oltralpe, con i quali Maria Leti- zia Ramolino, “in arte madre di Napoleone”, e poi le figlie e la famiglia tutta intrat- tengono da sempre relazioni, forse con rapporti di parentela? E se fosse stata invece una scelta, magari per essere vicino a qualcuno che potesse “ricordare” al Bonaparte gli impegni presi a Malta, perorando la cessazione della “locazione dell’isola”? Sem- precchè il francese non lo avesse chiesto …. !

In ogni caso von Hompesch chiede da prima allo Zar Paolo I° di giustificare direttamente a Lui quanto accaduto a Malta, poi scrive due lettere di dimissioni indi- rizzandole all’Imperatore Russo e all’imperatore d’Austria, suo alleato. An- che se ci potesse essere una qualunque motivazione a sostegno della tesi che Paolo I° non fu il 70° Gran Maestro dell’Ordine Gerusolemmitano, nel diritto nobiliare l’atto di “abdicazione” (le dimissioni si chiamano in tal modo), equivalgono alla rinuncia definitiva a favore di chi, in questo caso lo zar, è l’erede diretto, viene nominato dall’abdicante, ovvero ne prende “de jure” o “de facto” il posto!

Riportiamo ora fedelmente quanto scritto da Von Hompesch. “ A S.M. l’Imperatore Paolo I di Russia. ( 6 luglio 1799)

Sire,

Degnandosi di ricordare che sono stato il primo a porre con una rispettosa confidenza l’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, di cui la direzione mi era stata affidata, sotto la potente protezione della Vostra Maestà Imperiale, si persuaderà facilmente che sono stato il primo anche a benedire l’interesse che Vostra Maestà ha mostrato, anche se il suo sfortunato capo ha molto sofferto di non averlo potuto impedire e di cui si sarebbe ritenuto molto contento di esserne la sola vittima. E’ lo stesso attaccamento ai miei doveri, Sire, e alla Religione di Malta che mi impone l’obbligo di sacrificare tutto per il suo ben essere e di allontanare tutti gli ostacoli che la mia persona potrebbe creare, dimettendomi volontariamente dalla mia carica di Grande Maestro; la mia coscienza e l’approvazione che attendo dalla giu- stizia di Vostra Maestà Imperiale, saranno le mie sole consolazioni, e nessu- no prenderà una parte più viva ai vantaggi che risulteranno per l’Ordine, sotto il glorioso auspicio di Vostra Maestà Imperiale, che l’Europa intera riconosce come suo difensore e salvatore.

La supplico di essere persuaso dal profondo rispetto… Hompesch”

 

A S.M. e R. l’Imperatore Francesco II d’Austria. ( 6 luglio 1799)

Sire,

Piegato sotto il peso delle sofferenze che mi opprimono, solo l’intima convinzione (per quanto la natura e il rigido evolversi degli avvenimenti me ne hanno lasciato la facoltà) che ho adempito religiosamente ai doveri sacri del mio stato, può impedirmi di soccombere alla mia sfortuna e servirmi di consolazione. Lo stesso sentimento del mio dovere nei confronti dell’Ordine, che, sotto la mia direzione ha provato delle catastrofi così violente, mi porta anche a sacrificarmi per il suo ben essere, al suo ripristino, e alla conservazione nei suoi antichi diritti, statuti e privilegi, dimetten- domi volontariamente dall’incarico di cui ero stato rivestito e dispensando da questo anche i Cavalieri di questo illustro Ordine, dai doveri che avevano contratto nei confronti del loro sfortunato capo. Supplico V.M.I. e R. di ricevere que- sta dichiarazione e di riconoscere l’attaccamento ai miei doveri e il successo del- la causa generale che me li ha ispirati e di degnare di farla valere anche dal suo intimo alleato, l’Imperatore della Russia, sotto gli auspici del quale, l’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme rinascerà, di cui sono stato il primo a invocare la protezione e di cui sarò l primo a benedire gli sforzi generosi per il bene della religione.

Sono con rispetto… Hompesch”

 

Quindi, ripetiamo, l’elezione di Paolo I° quale 70° Gran Maestro del Sovrano Ordine di San Giovanni Di Gerusalemme - Cavalieri di Cipro, di Rodi, di Malta e di San Pietroburgo, è un fatto storico innegabile: lo Zar fu Grande Maestro di “Jure” a seguito dell’abdicazione di von Hompesch, anche se lo si volesse considerare di fat- to per qualunque ragione, e fu riconosciuto come tale, da tutti gli Stati e Principi.Il 5 settembre 1800 la Francia perde Malta per mano degli inglesi.

Lo Zar Paolo I°, con i cavalieri di Malta, inizia a riorganizzare l’armata, come la Marina, trasforma il “Corpo dei Paggi” in una scuola militare riorganizzata con la massima cura destinata all’educazione dei figli dei Cavalieri.

L’11 marzo 1801, il 70° Grande Maestro dell’Ordine dei Cavalieri di San Gio- vanni di Gerusalemme, lo Zar Paolo I°, viene assassinato.

Il 22 giugno 1801, il Consiglio Supremo dell’Ordine a San Pietroburgo ( dove si trovava più della metà dei membri dell’Ordine) decise, come conferma in cronista Boisgelin nei suoi scritti, di domandare eccezionalmente a Papa Pio VII°, di indicare una propria preferenza per l’elezione del Gran Maestro. In effetti il diritto no- biliare che regolava la famiglia Romanov, sanciva la continuità ereditaria del titolo a favore di Alessandro I°, che comunque non voleva essere a capo dei Cattolici.

Si narra anche che vi fosse inoltre una “lista” di probabili candidati:

  • I Cavalieri Masini, Pignatelli e Bonelli del Priorato di Sicilia;

  • ll Conte Colloredo e il cont Kollowrath di Boemia;

  • I Cavalieri Rodrigo Mansel Gorjao e Carvalho Pinto del Portogallo;

  • Il Cavaliere Gian Battista Tommasi della Toscana;

  • Il Cavaliere Bartolomeo Ruspoli di Roma;

  • Il Cavaliere Taufriken di Baviera;

  • Il Cavaliere Morawitzky di Russia;

  • Il Cavaliere Pfurdt Plumberg e il Barone Rinch di Germania;

  • Il Barone Flachslanden di Francia.

ma di questo e di altro, lo tratteremo parlando della costituzione dello SMOM e della continuità storica del Sovereign Order of Saint John of Jerusalem.

 

Continuità dell’Ordine in terra Russa

Dopo l'assassinio di Paolo I nel 1801, 70° Gran Maestro del Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, Cavalieri di Cipro, Rodi, Malta, San Pie- troburgo, il figlio Alessandro , unico erede avente diritto secondo il codice nobiliare della famiglia Romanov, non assunse il Gran Magistero dell’Ordine (non volendo es- sere a capo anche dei Cavalieri Cattolici), bensì mantenne il titolo per i Cavalieri di Fede Ortodossa rimanendo reggente del Gran Priorato Russo (quale regnante) ed an- che “Gran Protettore dell’Ordine”, titolo che confermò per la Famiglia Imperiale in perpetuo:”.. essendo desideroso di dare prova della nostra speciale benevo- lenza ed attaccamento nei confronti del Sovrano Ordine di San Giovan- ni di Gerusalemme, farò tutto quanto in mio potere affinché esso Ordine sia mantenuto nei suoi diritti, onori, privilegi e proprietà..']. .” In effetti la decisio- ne dello zar era controversa rispetto quanto fatto dal padre che aveva concesso ai Cavalieri di Fede Cattolica di esercitare la propria confessione, cioè, nel Palais de Mal- ta a San Pietroburgo, erano state costruite ed erano presenti ambedue le Chiese: Ortodossa e Cattolica, una di fronte all'altra con i fedeli che convive- vano le proprie esperienze. ( Tale verità storica, riconosciuta anche dalla Chiesa, contrasta con il saggio "Cavalieri di Malta" di Roger Peyrefitte dove lo storico francese pone una diversa versione adombrando un falso storico, cioè che lo zar, pur di mantenere il Gran Magistero, avesse abiurato la fede Ortodossa a favore di quella Cattolica, mentre la visione religiosa di Paolo I era ecumenica). Quindi lo Zar nominò il Feld-Maresciallo, Conte Nicola de Soltykoff, Luogotenente Gran Maestro; la sede naturale dell’Ordine rimase quella del "Palais de Malte" di San Pietroburgo e, in questo periodo di fasto e di onore, era ambito questo titolo cui erano insigniti i suddi- ti più fedeli e le più alte cariche politiche, diplomatiche e militari dell’Impero (Balì di Gran Croce ad ambasciatori, generali, ammiragli, etc.), malgrado una certa ostilità da parte della nobiltà Russa, sempre in agitazione e scontenta di tutto.

 

Dagli Storici Cavalieri di Malta ai Leggendari Cavalieri di Ghiaccio

Sin dai primi atti del suo governo lo Zar Alessandro I, forse a causa della uccisione del padre, sembrò preoccupato della propria incolumità, così costituì un comitato se- greto che ironicamente fu denominato il “Comitato di salute pubblica” formato da alcuni militari e da suoi amici. La figura dello Zar fu storicamente molto discussa, amante dei fasti militari, fu assai partecipe delle sorti del Gran Priorato Russo dei Ca- valieri di Malta in San Pietroburgo, che, diversamente, l’aristocrazia russa non repu-ava alla propria pari. Anche la sua politica interna vedeva mo- menti di indecisione e continuamente si circondava di uomini fidati per far fronte agli intrighi di palazzo. Ossessionato dalla paura di essere ucciso ed amante dei “corpi segreti” per la cu- ra della sua persona, Alessandro avrebbe creato una anche una branca segreta dell’Ordine dei Cavalieri di Malta, composta da militari che, uomini duri, si sarebbero fatti chiamare i “Cavalieri di Ghiaccio” (ovvero dei ghiacci). Bisogna sempre considerare che proprio i Cavalieri erano generalmente impiega- ti nella Marina Militare Russa e che l’antico “Corpo dei Paggi” era una scuola d’elitè aristocratico-militare. Comunque, il filo sottile tra storia e leggenda narra che lo Zar avesse dato incari- co al suo fidato amico, S.A. il Principe Fabian Gottlieb von

Bellingshausen (intorno al 1807 - 1809) di vegliare sulla propria incolumità, pro- mettendogli la reggenza dei territori che avrebbe conquistato. Quindi Alessandro istituì questa branca segreta dei “Cavalieri dei Ghiacci” (detti successivamente anche “Cavalieri delle Terre Australi”), con a capo Fabian Gottlieb von Bellingshausen, già Luogotenente dei Cavalieri ed esploratore nella circumnavigazione Russa del globo sulla nave Nadežda. Aderendo alla volontà dello Zar, nominato in segreto Gran Mae- stro dei Cavalieri, a S.A. il Principe Fabian Gottlieb von Bellingshausen uffi- cialmente furono dati uomini e navi. A tal proposito, alcuni storici affermano che il Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme sia stato soppresso dallo zar (tra il 1810 e il 1817), di tale fatto si può essere certi del contrario sia per l’alta considerazione di Alessandro nei riguardi dei Cavalieri di San Pietroburgo, che pro- prio per la costituzione del corpo d’elitè comandato dall’Ammiraglio. Se poi invece si considerasse quale “soppressione” l’assenza di citazioni tipo “Cavalieri di Malta” di quegli anni, sarebbe certamente una scarsa interpretazione linguistica per- ché venivano indicati come i Cavalieri, il corpo dei nobili, ovvero i Cavalieri di San Pietroburgo. Prova di ciò è la continuazione degli onori alla Corte degli Zar fino al 1917, e le numerose citazioni degli scrittori Russi: Lev Tolstoj, (Memorie po- stume dello stareta Fedor Kuzimič), Fëdor Dostoevskij, suffragate anche dallo storico Nikolaj Karlovic Schilder.

Dopo la cospirazione rivoluzionaria degli ufficiali della guardia imperiale ed il tentativo di rapire lo Zar in occasione del Congresso di Aix-la-Chapelle (1818), (fatti che sa- rebbero stati sventati proprio dai Cavalieri comandati da Bellingshausen), Alessan- dro I concesse l’autorizzazione (1819) ad una nuova spedizione nei mari del sud rinunziando ai possedimenti che la flotta avrebbe eventualmente conquistato in tale occasione. I suoi Luogotenenti si erano inseriti ai vertici militari dell’Impero, così l'Ammiraglio mantenne il comando di questa branca tra i più fidati Cavalieri di Mal- ta del Gran Priorato Russo", che obbligò al segreto appunto per vigilare ade- guatamente sullo Zar. Mentre Bellingshausen ed i suoi,

arruolati principalmente tra i militari, rimanevano nell’ombra e continuavano a fornire protezione e sicurezza alla Casa Impe- riale, i Cavalieri di San Giovanni, appartenevano alle migliori famiglie nobili russe ed anche i successivi Zar, Alessandro II, Alessandro III e Nicola II, confermarono i diritti dell'Or- dine ai cavalieri ed ai loro eredi, con quest’ultimo che, co- me da tradizione di famiglia, elevò molti suoi parenti alla dignità di Balì di Gran Croce e autorizzò anche il «Corps des Pa- ges» a fregiarsi della croce ottagonale dell'Ordine.

 

Continuità Storica in Russia fino al 1917

Abbiamo detto che, dopo la morte di Paolo I°, ultimo Gran Mae- stro riconosciuto dalle grandi potenze e dai suoi Priorati,il Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, detto dei Cavalieri di Malta che hanno trovato domicilio in San Pietroburgo, continuò a esistere grazie ai cavalieri ereditari che godevano ancora della protezione dello zar Alessandro di Russia. Ed è appunto il decreto dello Zar, nel 1801, firmato da lui stesso e contro firmato dal Grande Cancelliere “Magnus Cancellarius Comes de Phalen”, dichiara contestual- mente:

Volendo donare all’Ordine Sovrano di San Giovanni di Gerusalemme, una te- stimonianza del NOSTRO affetto, e della NOSTRA particolare benevolenza, NOI di- chiariamo che lo PRENDIAMO sotto la NOSTRA protezione IMPERIALE e che gli appor- teremo tutte le NOSTRE cure, gli onori, i privilegi e le proprietà.

In questo progetto NOI ordiniamo al NOSTRO Feld-Maréchal- Général sensale conte Nicolas di Soltykoff di continuare a esercitare le funzioni e l’autorità di tenente del Grande Maestro del detto Ordine, di convocare una Seduta del Sacro Con- siglio per far sapere che la NOSTRA intenzione è, e che questa residenza IMPERIALE sia ancora considerata co- me il Capo Luogo dell’Ordine Sovrano di San Giovanni di Gerusalemme, fino a che le circostanze gli permetteranno i donarGLI un Grande Maestro secondo i suoi Statuti e le sue forme antiche

Qui di seguito, quindi, si riportano numerose testimonianze re- lative al Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme Ca- valieri di Malta in San Pietroburgo:

  1. nel 1806, il Re Gustavo IV° di Svezia offre all’Ordine l’isola di Gottland.

  2. Nelle opere autoritarie di Jhon Debrett intitolate “Debrett Peerage”, per gli an- ni 1807,1817, 1819 e 1825, si trova la lista delle persone che hanno ricevuto il titolo di cavaliere e si riconosce il Sovrano Ordine Ordine di San Giovanni di Ge- rusalemme, sotto la protezione dello Zar di Russia, come l’unico e vero Ordine di Malta.

  3. A.M. Perrot scrive nel suo libro “Collezioni storiche degli Ordini civili e militari”: “Ai nostri giorni, l’Ordine è sotto la protezione dell’Impero Russo, e si trova go- vernato da un tenente assistito da un consiglio di stato”.

  4. Nel 1822, l’Austria offre all’Ordine, avendo la sua sede in Russia, l’isola nel Quarnero o l’isola d’Elba, in cambio di ricevere il titolo di Grande Mae- stro per l’imperatore di Habsourg.

  5. Nel 1823, il governo Greco offre all’Ordine l’isola di Rodi, a condizione che i Ca- valieri si uniscano a essi contro la Turchia.

  6. Nel 1831 il famoso scrittore inglese William Sutherland dedica il suo libro “The Achievements of the Knights of Malta” così: “A sua Maestà Imperiale Nicola I° (1825-1855), imperatore e Autocrate di tutte le Russie, sotto il quale i prede- cessori immediati dei Cavalieri di Malta troveranno rifugio, quando tutti gli altri monarca della Cristianità gli rifiuteranno l’asilo, ed è lui che tuttavia gli concede la Sua protezione e permette allo stendardo di questo anziano e illustre ordine di fluttuare ancora, gli dedico umilmente quest’opera come autore”.

  7. Nel 1834, C. de Magy, nel suo libro: Raccolta storica degli Ordini dei Ca- valieri” dimostra chiaramente che il Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusa- lemme esiste e funziona in Russia ( e non a Roma).

  8. Nel 1848, la libreria nazionale del Belgio, Loumyer, fa la stessa dichiarazione di quella emessa in seguito nel “Burke’s Peerage”.

  9. Nel 1858, “Burke’s Peerage” cita nella loro pubblicazione autoritaria “The Book of Knightood and Decorations of Honour”, pubblicata in Inghilterra, che dichiara: “Riferimento all’Ordine di San Giovanni-Russia: I due grandi priorati Russi, preservano ancora l’antica costituzione dell’Ordine, sotto la protezione dell’Imperatore che ne è a capo. I l Grande priorato di Polo- nia, stabilito nel 1776, era stato per lungo tempo legato agli inglesi e alla Bavie- ra, le quali erano composte da 20 commende. Oggi è unito al priorato di Russia che a sua volta è diviso in due grandi priorati che sono costituiti da cavalieri russi cattolici e ortodossi. Questi ultimi contano 98 commende, mentre prima ne avevano 393 e 32 cavalieri della grande croce”.

  10. Nel 1897, citazioni del “Dizionario enciclopedico degli ordini dei Cavalieri” e “Malta nel passato e oggi” di M.L. della Biere, le quali fanno riferimento al Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme che esiste e funziona in Russia (San Pietroburgo).

  11. Nel 1915, Robert R. McCormick, nel suo libro intitolato Whit the Rus- sian Army” (The Macmillian Company, New York) al capitolo X, con il “Corpo della Guardia” scrive come segue: I soldati della guardia imperiale sono glieletti di tutto l’Impero Russo. La maggior parte ha frequentato la scuola del “Corpo dei Paggi” che sono degli studenti dei Cavalieri di Malta. L’ammissione a questa scuola di elìte è ristretta: 1) ai figli dei cavalieri di Malta, 2) ai figli dei generali e dei tenenti generali, 3) ai figli delle famiglie di cui i titoli di nobiltà ri- salgono a più di 100 anni”.

  12. Maurice Paleologo, ambasciatore di Francia a San Pietroburgo, durante gli ultimi anni del regno dello zar, cita nei suoi 3 volumi intitolati “La Russia de- gli Zar durante la Grande Guerra” (pubblicati a Parigi nel 1921-1922) delle fun- zioni che si sono svolte nella chiesa del priorato di Malta dei Corpi dei Paggi del- la Corte Imperiale a cui assisterono tutti gli ambasciatori e ministri de- gli Stati cristiani europei il giovedì Santo. 1 aprile e venerdì 2 aprile 1915 cosi come il giovedì Santo, 2 aprile 1916”.

  13. Nel marzo 1917, la rivoluzione scoppia in Russia e il Duma effettivamente as- sume il potere l’11 marzo 1917. I l 15 marzo 1917 lo Zar Nicola II abdica.

  14. Maurice Paleologo scrive: “Domenica di Pasqua, il 15 aprile 1917: “Siamo andati alla chiesa ortodossa; la Famiglia Imperiale era agli arresti domiciliari e non ebbe alcuna funzione il Priorato di Malta.”

Tutto questo dimostra chiaramente che il Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusa- lemme, Cavalieri di Malta in San Pietroburgo, continuò la sua esistenza mal- grado tutte le peripezie e malgrado l’intervento delle …. “altre storie”!

Altre diverse, seppur nobili, necessità vogliono sposare la causa della ri-costituzione dell’Ordine e che pretendono la soppressione del Sovrano Ordine di San Giovanni, a cura dello Zar, Alessandro I°; ma, come abbiamo ampiamente dimostrato, tutto ciò non risulta assolutamente corretto.

Nessuno poteva o aveva il diritto di sopprimere il Sovrano Ordine, essendo presente un avente diritto di continuità; fortunatamente esso è ancora atti- vo tutt’oggi e riprende le sue forze grazie ai nuovi membri di qualità che si uniscono per contribuire allo sforzo collettivo.

E per finire, riportiamo un articolo piuttosto recente, che spiegherebbe il fatto relati- vo alla “presunta soppressione dell’Ordine” da parte di Alessandro :

- Parigi, Francia, 1955, il Barone di Taube, scrive il seguente fatto storico nel suo li- bro intitolato “l’Imperatore Paolo I° di Russia, Grande Maestro dell’Ordine di Malta e del suo grande priorato russo dell’Ordine di San Giovanni di Gerusa- lemme”. “Ugualmente falsa è la frottola diffusa a questo proposito, in Russia, che racconta la prete- sa soppressione del grande priorato di Russia da parte di Alessandro I° nel 1817. Questo si spiega facilmente per il fatto che, precisamente a quest’epoca, l’Imperatore vietò la ricezione delle insegne d’Italia dell’Ordine e il loro trasporto in Russia senza un’autorizzazione dello Zar, in quanto le Insegne erano già presenti in San Pietroburgo e le Insegne del Traditore e Decaduto Von Hompesch non valevano nulla . Questa misura peraltro fu presa non tanto dal- lo Zar Alessandro ma bensì dal Gabinetto dei Ministri e su richiesta dei capi militari di tre giovani mili- tari ufficiali Lazaroff, che avevano ricevuto direttamente dall’Italia, delle Croci di Malta ed erano sospet- tati di averle ricevute direttamente grazie a delle importanti somme versate alla cassa del grande magistero”.

Considerazione:

La rivoluzione del 1917 ha permesso la distruzione di tantissimi documenti esistenti in Russia e particolarmente quelli delle biblioteche imperiali e della Famiglia Impariale Romanov, ma siamo veramente sicuri che siano andati tutti bruciati? Non è che, per caso, delle copie di let- tere, documenti, testimonianze, etc., sono rimaste in archivi insospettabili, ovvero “segreti” Mah, …. chi sa cosa la Storia ci riserverà ….. ! Eppure, cercando nei meandri ...

 

Sovrano Militare Ordine di Malta

Malta 1798: continuità o frattura?

Pio VI si spense in prigione, nella fortezza di Valence, capoluogo della Drôme, il 29 agosto del 1799, pronunciando queste ultime parole: «Signore, perdo- nali», unico Papa esiliato e morto in cattività nell'età moderna. Il pontificato di Pio VI fu il più lungo ed il più tormentato del XVIII secolo. I l suo corpo ri- mase insepolto fino al 29 gennaio del 1800 quando venne sepolto nel cimitero locale di Valence, deposto in una cassa semplice, di quelle riservate ai poveri, su cui fu scritto: «Cittadino Gianangelo Braschi - in arte Papa» . Dal municipio di Valence fu notificata al Direttorio la morte del pontefice, cui si aggiungeva la laica profezia che si era sepolto l'ultimo papa della storia. La salma venne successivamente riporta- ta a Roma il 24 dicembre 1801 ove ottenne le esequie ufficiali il 10 febbraio 1802,cerimonia presieduta dal successore, Papa Pio VII. Alla comunicazione della morte del Pontefice, convocato dal decano, Cardinale Giuseppe Albani, il Sacro Colle- gio si riunì in Conclave a Venezia, sotto protezione austriaca, giacchè Roma era ancora in mano ai francesi (che lasciarono la città poco prima del conclave, cioè il 19 settembre 1979, ed i napoletani il 30 settembre posero fine alla Repub- blica Romana).

I lavori del Conclave terminarono solo il 14 marzo 1800 con l’elezione di Papa Pio VII, al secolo Barnaba Niccolò Maria Luigi ( in religio- ne Gregorio) Chiaramonti.

Riteniamo importante specificare che Pio VI ° era anch’egli di Cesena, imparentato per parte di madre con il predecessore, e questi nutriva con Lui una viva amicizia es- sendone altresì fautore della carriera ecclesiale. Interessante era anche la discenden-

za del Papa: penultimo figlio del conte Scipione Chiaramonti e di Giovanna Coronata Ghini dei mar- chesi Ghini, nobile casato di Romagna, Con- ti, Patrizi di Cesena e di San Marino, Cavalieri di San Giovanni e Frieri dell'Ospedale di Santo Spirito.

L’isola di Malta nel frattempo era stata “presa” dagli inglesi che così affermavano di “proteggere la popolazione maltese”; in Italia erano presenti i 6 Cavalieri al seguito di Ferdiand Von Hompesch ed un’altra decina di anziani erano sparsi in meridione. Questa era la situazione prima della morte dell’ultimo Gran Maestro, lo zar Paolo .

Successivamente l’assassinio dello zar, il figlio Alessandro I° comunicò al Consiglio Supremo dell’Ordine a San Pietroburgo, che non avreb- be mai voluto essere anche a capo dei Cavalieri di Fede Cattolica, per cui, il 22 giugno 1801, il Consiglio decise, come conferma Boisgelin nei suoi scritti, di domandare eccezio- nalmente al Papa Pio VI ° di indicare una propria preferenza” per l’elezione del Gran Maestro fra una lista di Candidati. Per amore di cronaca trascriviamo i nominativi che furono proposti: I Cavalieri Masini, Pignatelli e Bonelli del Priorato di Sicilia; ll Conte Colloredo e il cont Kollowrath di Boemia; I Cavalieri Rodrigo Mansel Gorjao e Carvalho Pinto del Portogallo;Il Cavaliere Taufriken di Baviera; Il Cavaliere Gian Battista Tommasi della Toscana; Il Cavaliere Morawitzky di Russia; Il Cavaliere Pfurdt Plumberg e il Barone Rinch di Germania; Il Cavaliere Bartolomeo Ruspoli di Roma; Il Barone Flachslanden di Francia. E’ indubbio quindi che il centro operativo dei Cavalieri era stato spostato a San Pietroburgo e che il Consiglio Supremo dipendeva dalla direzione dello zar. Ma allora cosa effet- tivamente avvenne? Perché si rese necessaria una specie di ri-fondazione dell’Ordine sotto la “Protezione Pontificia” (che in effetti aveva ben poco da pro- teggere dal momento che, ci insegna la Storia, anche Papa Pio VI ° fu poi tratto “in arresto” dai francesi), che NON fu dedicato a San Giovanni di Gerusalemme, ma de- nominato SMOM?

Tante sono le diverse tesi storiche …., specialmente dei letterati e dei “giuristi” italia- ni “interessati”, ma alcune lettere del tempo narrerebbero invece un’altra leggenda!

Ricevuta la richiesta dal Consiglio Supremo del Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme da San Pietroburgo, Sua Santità Pio VII° era impegnato in al- tre importanti vicende, come per esempio il ripristino della Chiesa Cattolica in Francia con sottoscrizione del Concordato del 1801, (Parigi 15 luglio 1801), per cui in un pri- mo momento la situazione sarebbe stata affidata al Cardinal Romoaldo Braschi- Onesti (Gran Priore dell’Ordine a Roma) ed alla sottile diplomazia del Segretario di Stato Cardinal Consalvi, che, rimandando ogni decisione sulla scelta del can- didato, proponevano di trasferire intanto la sede dell’Ordine da Pietroburgo a Ro- ma, ( così come testimoniano i documenti ufficiali custoditi all’Archivio di Stato di Napoli).

Questo, al momento, non sarebbe stato opportuno, sia perché già una prima volta idella rete, c’è chi affermerebbe diversamente con una lettera che sarebbe stata inviata nel 1960 da una sedicente “Unione della Nobiltà Russa” (cioè nel pieno della “guerra fredda”) la quale, anche se da Parigi, proclamava: Ora, lungi ogni ulteriore considerazione, se non due domande:

 

 

A Son Excellence

Union de la Noblesse Russe

Paris, le 2 Mai 1960

Union of the Russian Nobility

Paris, 2 May, 1960

To His Excellence

le Grand Chancelier de l'Ordre Souverain et Militaire de Malte,

 

Don Enzo di Napoli Rampolla Principe di Resuttano

Palazzo Malta, via Condotti, 68 Roma, Italia.

Excellence,

 

Le Secrétariat General de l'Union de la Noblesse Russe (apatrides), ainsi que l'Association des Descendants des Commandeurs Héréditaires russes de l'Ordre Souverain de Malte, ont l'honneur de com- muniquer au Grand Magistère de l'Ordre Souverain et Militaire de Malte, par l'intermédiaire du Prince Nicolas Tchkotova, Bailli et Ministre Pléni- potentiaire de l'Ordre Souverain de Malte, que :

  1. l'Union de la, Noblesse Russe,

  2. l'Association des Descendants Héréditaires des Commandeurs russes de l'Ordre de Malte ne sont aucunement affiliés avec l'Organisation aux Etats-Unis d'Amérique qui est habilement camouflée et qui s'intitule Sovereign Order of Saint John of Jérusalem, Knights of Malta, Schik- shinny 2 Pa-USA, laquelle faussement prétend avoir hérité les droits de la Grande Maîtrise de l'Empereur Paul Ier de Russie.

Le Secrétaire Général de l'Union de la Noblesse Russe, ainsi que l'Asso- ciation des Commandeurs Héréditaires Russes de l'Ordre souverain de Malte déplorent l'existence de cette fausse organisation aux Etats-Unis d'Amérique et espèrent que cette imposture ne tardera pas à être mise à jour.

Je prie Son Excellence d'accepter l'expression de ma plus haute considé- ration.

Le Secrétaire général de l'Union de la Noblesse Russe,

G. de RTICHEFF.

the Grand Chancellor of the Sovereign and Military Order of Malta,

 

Don Enzo di Napoli Rampolla Prince of Resuttano

Palazzo Malta, via Condotti, 68 Rome, Italy.

Excellency,

 

The General Secretariat of the Union of the Russian Nobility (stateless people), as well as the Association of the Descendants of the Russian Hereditary Commanders of the Sovereign Order of Malta, have the honour to communicate to the Grand Magistracy of the Sovereign and Military Order of Malta, by the intermediary of Prince Nicolas Tchkotova, Baillif and Ambassador plenipotentiary for the Sovereign Order of Malta, that :

             1) the Union of, Russian Nobility,

            2) the Association of Hereditary Descendants of the Russian Command- ers of Order of Malta are not at all affiliated with the Organization to the United States of America which is skilfully camouflaged and which is entitled Sovereign Order of Saint John of Jerusalem, Knights of Mal- ta, Schikshinny 2 Pa-USA, which wrongfully claims to have inherited the rights of the Grand Master Emperor Paul I of Russia.

The General Secretary of the Union of the Russian Nobility, as well as the Association of the Russian Hereditary Commanders of the Sover- eign Order of Malta deplores the existence of this false organisation in the United States of America and hope that this deception will not delay in being uncovered.

I request His Excellency to accept the expression of my highest consid- eration.

The General Secretary of the Union of the Russian Nobility,

G de RTICHEFF

 

 

Unione della Nobiltà russa

Parigi , 2 maggio 1960 A Sua Eccellenza

il Gran Cancelliere del Sovrano e Militare Ordine di Malta

Don Enzo di Napoli Rampolla Principe di Resuttano

Palazzo Malta , via Condotti , 68

Roma, Italia .

 

Eccellenza,

Il Segretariato Generale dell'Unione della Nobiltà russa ( apolidi ) , nonché l'Associazione dei discendenti dei russi ereditarie Comandanti del Sovrano Ordine di Malta , avere l'onore di comunicare al Gran Magistero del Sovrano e Militare ordine di Malta , da parte dell'intermediario del principe Nicolas Tchkotova , Baillif e l'Ambasciatore pleni- potenziario del Sovrano Ordine di Malta , che:

  1. l'Unione dei nobili russi,

  2. l'Associazione dei Discendenti Ereditarie dei comandanti russi dell'Ordine di Malta non sono affatto affilia- to con l'Organizzazione per gli Stati Uniti d'America, che viene sapientemente camuffato e che si intitola So- vrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme , Cavalieri di Malta , Schikshinny 2 Pa -USA , che sostiene in- giustamente di aver ereditato i diritti del Gran Maestro imperatore Paolo i di Russia .

Il Segretario Generale dell'Unione della nobiltà russa , così come l' Associazione dei russi Ereditarie Comandanti del Sovrano Ordine di Malta deplora l'esistenza di questa falsa organizzazione negli Stati Uniti d'America e la speranza che questo inganno non tarderà ad essere scoperto.

Chiedo Sua Eccellenza ad accettare l'espressione della mia più alta considerazione .

Il Segretario Generale dell'Unione della nobiltà russa , G de RTICHEFF

 

 

  1. Ma non conoscevano le sentenze della Magistratura Italiana e del Tribu- nale Cardinalizio, precedenti alla data della lettera?

  2. Come mai tale comunicazione non viene inviata agli altri Ordini di San Giovanni e NON è FIRMATA da nessuno dei ROMANOV ? (Maggiormente titolati a farlo). Mah, …. ripetiamo, ……. Ai posteri l’ardua sentenza!

 

 

 

Malta: Rappresentazione Storica?

 

I francesi avevano preso la città eterna, ma soprattutto perché le grandi potenze non avrebbero mai visto di buon grado una interferenza con la Russia, per i numerosi in- teressi di alleanza contro la Francia, in ballo. In ogni caso, tale proposta, fu ferma- mente respinta da parte del Sovrano Consiglio, che aveva voluto solo informare di ciò che accadeva e chiedeva un consiglio, essendo comunque una decisione unica che non derogava i diritti ed i privilegi riservati al Sovrano Ordine ed ai suoi re- golamenti. Infatti, se e qualora il Papa avesse espresso la sua eventuale preferenza, doveva sottometterla ai Cavalieri e Dignitari riuniti in Capitolo Elettivo (Consiglio Supremo dell’Ordine) in San Pietroburgo per il consenso e il piacere dell’Ordine che comunque avrebbero potuto non tenere in considerazione!

Sennonchè , in tale situazione di stallo, accade il “miracolo”: il 25 marzo 1802 fu fir- mato il “Trattato definitivo di Pace” tra la Francia e l’Inghilterra”, più comune- mente conosciuto e chiamato come Trattato di Amiens.

E’ chiaro che a questo punto, dovendo essere retrocessa l’isola di Malta ai Suoi Ca- valieri, come previsto dal trattato con diverse altre condizioni, il Pontefice inviava nell’isola un “Commissario Straordinario” del Priorato d’Italia, a nome del Sovrano Ordine, appunto per farsi restituire l’isola dalla guarnigione inglese, senza riuscirvi. Fu a seguito di questo fatto che Papa Pio VI decise intanto di recupe- rare Malta e poi sistemare l’intiera vicenda. Infatti era indispensabile la nomina del Gran Maestro al quale, secondo il trattato, sarebbe dovuta essere consegna- ta l’isola. Quindi, raccolta la decina di Dignitari esistenti in quel momento a disposi- zione di Roma con il compito di ri-fondare l’Ordine ed eleggere appunto un Gran Maestro, sceglieva, arbitrariamente, con “motu proprio” del 9 febbraio 1803 e no- minava il Balì Giovan Battista Tomasi, il quale, accettando la nomina papale, diveniva il Gran Maestro del nuovo Ordine Giovannita, chiamato SMOM (Sovrano Militare Ordine di Malta) che veniva a costituire così la “branca vaticana” dell’Ordine origi- nario, il quale continuava comunque a mantenere il Sovrano Consiglio e la sua sede a San Pietroburgo.

Riteniamo sia il caso di specificare anche quanto segue:

  1. il Santo Padre cercava di “recuperarel’isola di Malta, per TUTTI i Cavalie- ri;

  2. l’onestà intellettuale di chi partecipò a quelle elezioni era fuori discus- sione, infatti, ben conoscendo le regole dell’Ordine, cambiarono il nome dell’Ordine e quindi lo statuto, pur non essendo un “sinodo generale dei priora- ti”, oltrecchè, per ben tre volte, le elezioni andarono a vuoto (quindi ogni even- tuale nomina sarebbe stata nulla in ogni caso per statuto);

  3. I successivi Gran Maestri eletti, prima della nomina di Tomasi, furono tre i quali NON accettarono (per cui, senza la presenza dei delegati di tutti i Prio- rati in sinodo elettivo, ogni e qualunque atto sarebbe stato nullo!)

Sembrerebbe chiara, diversamente alle “storie” che si vogliono far passare per atti potestativi, l’intenzione del Papa che, aiutando i Cavalieri, cercava di ottenere il terri- torio lasciato ( … in prestito ?) a Napoleone, ma ora preso dagli inglesi!

In effetti TUTTI si adoperarono per il bene del Sovrano Ordine, infatti conoscevano perfettamente le problematiche esistenti, gli equilibri delle potenze e la posta in gio- co, quindi la Segreteria dello Stato Pontificio lavorò “di fino” per cercare di riottenere dagli inglesi l’isola di Malta! Del resto le tre votazioni senza esito, cioè senza che i Di- gnitari esprimessero alcuna preferenza, nella quarta votazione fu designato il Balì Frà Bartolomeo Ruspoli (figlio del principe Alessandro Ruspoli ) quale Grande Maestro, che il Papa “Motu Proprio” confermo, ma senza sottomettere la sua scelta per l’ap- provazione del Supremo Consiglio dell’Ordine riunito in San Pietroburgo. Uffi- cialmente Frà Ruspoli rifiutò l’offerta perché non si sarebbe ritenuto il Gran Maestro di tutti i Cavalieri. Quindi anche a Frà Caracciolo di Sant’Erasmo ed al Commendatore Romagnoli fu chiesto di ricoprire la carica ma questi, spinti da vari motivi (o forse solo per denegare per ben tre volte l’elevazione del Gran Mae- stro, agli effetti della regolarità normativa dell’Ordine), saggiamente rifiutarono l’of- ferta.

Cosicché Papa Pio VI ° nominò “Motu Proprio” quale Gran Maestro dell’Ordine il Ba- lì Frà Gian Battista Tommasi, che si trovava in convento a Messina, senza rimettere la questione al Supremo Consiglio dell’Ordine a San Pietroburgo.

Questo accadeva nel 1803, e fu così che si creò il nuovo Ordine del “ Sovrano Ordi- ne Militare di Malta” (comunemente conosciuto oggi sotto il nome di S.M.O.M.). Ilbalivo Tommasi, Gran Maestro del novello Ordine, tentò di farsi restituire l’isola di Malta dagli inglesi, ma il comandante del presidio non cadde nell’equivoco ed affermò che, senza il beneplacito scritto dello zar Alessandro con il quale attestava e riconosceva appunto al Tommasi la carica di Gran Maestro, la guarnigione inglese non avrebbe lasciato l’isola e quindi non gliela avrebbe mai consegnata! ……. Pecca- to, le intenzioni dei Cavalieri erano buone, del Santo Padre assolutamente corrette e legittime, ma agli inglesi il possesso dell’isola permetteva il controllo del mediterra- neo, per cui ogni altra forzatura, sarebbe stata inutile! Quindi la sede dell’Ordine ri- fondato da Messina fu portato a Catania, dove, nel 1805, il Tommasi morì.

Alla conclusione del libro di Henri Christian Schroeder e Geneviève Laffont, intitolato “L’illusione di Malta”, si trova: “. . . Per memoria, nel 1803, l’Ordine di Malta. . . non fu veramente ricostituito dal Papa (contrariamente alle regole originali dell’Ordine, indipendente dal principio del Vaticano) che a partire dalla piccola Commenda di Catania in Sicilia, ultimo rifugio di 7 “sedicenti profeti”, elettori isolati, effettivamente in numero insufficiente per incarnare legittimamente il sovrano consiglio, unico abilitato a nominare il Grande Maestro”.

Successivamente, questo nuovo Ordine, non fu tenuto in nessuna considerazione, né dai Papi, che avevano altri grossi problemi, nè dalle potenze europee che non li con- sideravano per nulla (vedi per esempio il Congresso di Vienna). Non venne nemmeno eletto alcun Grande Maestro per numerosi anni, l’Ordine si sposto a Ferrara quindi a Roma nel 1834. Solamente il 28 marzo 1879, Papa Leone XIII°, concesse ed approvò la nomina di un altro Grande Maestro, carica che per oltre 70 anni era stata vacante, nella persona del già Luogotenente del Magisterio (Governatore dell'Ordine), Frà Giovanni Battista Ceschi a Santa Croce, conte di Cavedine.

Considerazioni:

La perdita dell’isola di Malta era stata una disgrazia, per la Cristianità, per ciò che i Cavalieri rappresentavano nella Storia e in Europa. Napoleone aveva sottomesso di- versi potenti e le sue mire megalomani erano irrefrenabili. Alla luce di ciò che succes- se, sarebbe stato meglio se i Cavalieri avessero “usato i loro cannoni”, ma le loro in- tenzioni invece, erano solo di ottenere la vita e la restaurazione dello “status de quo” di Papa Pio VI°. In effetti, con la presa di Malta, secondo il diritto nobiliare, l’Ordine, non più Sovrano, si sarebbe “ipso facto” dovuto considerare sciolto, al massimo pote- va nuovamente essere considerato ri-costituito in terra Russa, come dalla dichiara- zione dello zar Paolo I°: “… Noi promettiamo non solo di mantenerlo nelle sue istitu- zioni, privilegi ed onori, ma ancora di fare tutto il possibile per il suo ristabilimento nel suo primiero e rispettabile stato di contribuire all’utilità di tutta la Cristianità in generale, …” In ogni caso, pur rimanendo fuori da ogni critica o polemica, qualora si volesse ancora trovare altre ipotesi, riteniamo opportuno segnalare questo forum perché sembrerebbe almeno più oggettivo e non di parte:

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